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Aspetti psicologici dell’anziano sano

Post del 3 Dicembre 2020

Quando si parla di anziani, spesso ciò che ci raffiguriamo è un individuo segnato nel volto, nel corpo  e nel comportamento dai segni della demenza.

Ciò che ci sfugge è, spesso, ciò che invece riguarda l’aspetto psicologico dell’anziano sano, di quell’anziano che vive un invecchiamento “normale”, ossia quel processo inevitabile che avviene in tutta la popolazione e che prevede modificazioni sia fisiche che psicologiche, cognitive e affettive, in una sostanziale stabilità del quadro di personalità.

Per entrare in questa dimensione ed arrivare a comprendere le peculiarità e la ricchezza di questa età bisogna certamente essere pronti ad abbandonare il concetto di anzianità come perdita e sconfitta, dove si privano di significato anche l’attivarsi e il continuare a coltivare passioni ed interessi. Bisogna liberarsi da stereotipi, dal pessimismo che emerge dai numeri e partire invece dalla ricchezza dell’individualità e delle differenze di ciascuno.

Secondo un approccio life-span lo sviluppo è un processo che dura tutta la vita, con successivi adattamenti e acquisizioni sia cumulative, basate sull’accrescimento di nuove esperienze, che innovative, basate su competenze nuove. In questa cornice teorica si sottolinea la grande plasticità intraindividuale, ossia la possibilità di adattare le proprie risorse fisiche e psichiche alle condizioni di vita dell’ambiente esterno, e le differenze individuali, con l’impossibilità, quindi, di descrivere l’invecchiamento come un processo univoco e generalizzabile.

Gli aspetti psicologici dell’anziano sano sono inevitabilmente ancorati al concetto di cambiamento, un concetto che si dispiega in diverse aree, in primis quella del corpo.

Ciò che, talvolta, caratterizza questo processo di cambiamento è il fatto che l’immagine che l’anziano ha del proprio corpo non corrisponda  ai cambiamenti che si verificano, generando potenzialmente ansia e insicurezza con ricadute sull’autostima, soprattutto nelle donne. Ciò perché quest’ultime si trovano a interfacciarsi spesso con un contesto in cui il corpo diviene misura di successo, salute e autocontrollo. Da ciò il susseguirsi diverse modalità di gestione di questa discrepanza tra cui il rifiuto del cambiamento, il sentirsi “intrappolati”, il lottare per rimanere giovani o l’accettare pragmaticamente che il proprio aspetto esterno corrisponda alla propria età. Solo quest’ultimo caso rappresenta uno stile di gestione più funzionale del cambiamento. Per ciò che concerne la lotta per avere un corpo più giovane, da ricerche emerge come l’insoddisfazione per l’immagine corporea sia tra i principali fattori di ricorso alla chirurgia estetica: se associata a cessazione dell’attività lavorativa, la persona può sperimentare deflessione del tono dell’umore con sentimenti di tristezza e vuoto. L’attitudine e la ricerca spasmodica dell’iper-lavoro lasciano poco spazio alla presa di contatto con le proprie emozioni, e la persona può trovarsi poco preparata a gestire tali stati emotivi. In tale cornice la persona può verosimilmente ricorrere alla chirurgia estetica quale strategia auto-immunizzante per non entrare in contatto con gli stati emotivi dolorosi che possono accompagnare l’invecchiamento.

Un altro cambiamento considerevole è quello che concerne la vita sessuale. Sebbene non vi siano controindicazioni e ostacoli al mantenimento di una buona attività sessuale anche nella terza età, molti anziani mettono in atto ciò che viene definita “ritirata sessuale”. Tra le possibili cause si hanno: il senso di minaccia che l’anziano percepisce da tale istinto, timore di possibili fallimenti, condizioni di salute, polifarmacoterapia ( somministrazione di antipertensivi, antidepressivi…) e difficoltà a riferire eventuali problematiche di natura sessuale al medico. Molti anziani riferiscono di avere problemi di salute inficianti la qualità della vita sessuale e di non aver richiesto alcun tipo di aiuto a professionisti nell’ambito della salute, sia fisica che mentale. A fronte di un peggioramento nell’ambito sessuale, seguirà verosimilmente però una diminuzione della qualità della vita generale e del benessere.

Non è trascurabile il pensionamento. Evento questo in cui l’identità sociale è destinata a destabilizzarsi, producendo due principali conseguenze: la prima, un cambiamento dello “status sociale”. Dopo questo evento continueremo, ovviamente, ad essere quelli che siamo, ma privati del potere, dei privilegi e di altre caratteristiche eventualmente connesse allo status lavorativo precedente. È evidente che queste modificazioni presentano rischi più alti per le persone che hanno svolto attività importanti, di elevata posizione sociale e prestigio. In secondo luogo una perdita di ruolo. Con il pensionamento non faremo più ciò che abbiamo sempre fatto tutti i giorni per molti anni e questo evento può generare la pericolosa credenza che non saremo più quelli che siamo sempre stati in precedenza. Ciò sembrerebbe essere più frequente negli uomini che sembrerebbero privilegiare il lavoro mentre le donne verosimilmente avvantaggerebbero gli aspetti inerenti alla casa e ai figli.  

Un aspetto particolarmente interessante è quello che concerne le emozioni, il loro riconoscimento e  gestione. Una ricerca mostra come, per quanto riguarda il riconoscimento emotivo a partire dalle espressioni facciali, l’anziano subisca un decremento della capacità a riconoscere la paura, la rabbia e la tristezza,  un aumento della capacità di riconoscere il disgusto e prestazioni simili per ciò che riguarda le emozioni di gioia e sorpresa. Un altro aspetto particolarmente interessante è la descrizione di un paradosso che riguarda l’aspetto emotivo: gli anziani sembrerebbero essere meno reattivi fisicamente ed emotivamente agli stress interpersonali, reagiscono meno alle situazioni negative e ignorano meglio gli stimoli negativi irrilevanti, oltre che impegnarsi in strategie di conflitto meno distruttive.

Nel descrivere la personalità e le sue implicazioni durante un processo di invecchiamento sano, ci riferiamo in particolare a due filoni di ricerca: gli studi sull’evoluzione dei tratti di personalità nell’arco di vita e l’incidenza sull’invecchiamento e quelli sull’evoluzione della personalità sana e patologica nella terza età.

In primo luogo, emerge come alcuni tratti abbiamo un’incidenza sulla qualità dell’invecchiamento: alcuni tratti di personalita, come il nevroticismo, sono stati considerati dei trigger rispetto allo sviluppo di patologie in terza età. Al contrario, sembrebbe che alcuni tratti possano favorire il mantenimento di capacità cognitive: la stabilità emotiva, l’apertura e l’estroversione consentono di mantenere una migliore prestazione a livello di fluenza verbale. Alti livelli di estroversione e coscienziosità sono stati riconosciuti come fattori di protezione rispetto a disabilità negli anziani; mentre alti livelli di nevroticismo e bassi di investimento sociale possono favorire il rischio di deficit cognitivi, disabilita e morte più precoce.

Per ciò che riguarda il filone che studia l’evoluzione della personalità sana e patologica nella terza età sembrerebbe emergere come fondamentale l’accettazione di questo processo “tipico”, l’assunzione di nuovi ruoli che comportano un’arricchimento, integrazione e completamento della propria identità autobiografica.  Il feeling of happiness, ovvero un generale senso di benessere, e il senso di coerenza, ovvero la capacita dell’individuo di orientarsi e rispondere con coping adattivi a situazioni problematiche e percepirsi negli eventi in modo attivo e consapevole, consentirebbero di vivere con positività l’invecchiamento, di accettare i nuovi ruoli e preverrebbero risvolti di ansia e isolamento sociale, purtroppo non infrequenti nella terza età.

In questa breve rassegna non si è voluto assolutamente assumere un atteggiamento riduzionistico ma bensì un’apertura, verso quella che può essere definito una visione più positiva della terza età e della ricchezza che essa porta con sé,   come afferma Trabucchi “Conta la valorizzazione intrinseca di chi raccoglie in sé la ricchezza che il mondo ha espresso nelle sue varie dimensioni del tempo”.

Antonella Vagnoni

Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Interpersonale

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Sitografia

 

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