Disturbi dello spettro ansioso panico-fobico

Il termine ansia è di uso quotidiano, tanto da essere di frequente impiegato per indicare un vasto numero di stati emotivi che non sempre coincidono con una franca sindrome clinica. Il termine ansia si riferisce in realtà, ad un insieme di fenomeni, caratterizzati da sintomi psichici e fisici, che vanno da comuni e transitorie espressioni emotive fino a veri e propri disturbi.

Definire un limite netto fra ansia normale e ansia patologica può essere difficile. L’ansia patologica appare distinguibile dall’ansia normale a seconda:

  • della frequenza, dell’intensità e della durata;
  • della proporzione tra gravità della situazione oggettiva e risposta del soggetto;
  • del grado di sofferenza soggettiva determinato dall’ansia;
  • del grado di compromissione che tale condizione determina sul funzionamento psico-sociale di una persona.

Nell’insieme dei disturbi d’ansia possono essere classificati diversi quadri clinici, accomunati dalla presenza di sintomatologia ansiosa, ma contraddistinti ognuno da specifiche caratteristiche differenziali.

Disturbo d’ansia generalizzata

Disturbo caratterizzato da ansia generalizzata e persistente per alcuni mesi che appare “liberamente fluttuante” nel corso della giornata, cioè che non insorge esclusivamente o prevalentemente in alcuna specifica circostanza ambientale.

Disturbo da attacchi di panico

Disturbo caratterizzato da attacchi di ansia grave (panico), accompagnato da sensazione di morte imminente e da numerosi sintomi fisici (difficoltà a respirare, tachicardia, dolore toracico, sudorazione, tremori, etc.), in circostanze in cui non è riscontrabile un oggettivo pericolo.

Disturbi fobici

Disturbi caratterizzati da fobia, che si definisce come paura, apparentemente immotivata, nei confronti di determinati oggetti o circostanze. All’interno dei disturbi fobici si differenziano le fobie specifiche, verso particolari situazioni, luoghi, eventi, oggetti animati o inanimati; le dismorfofobie, verso presunti difetti del proprio fisico; le fobie sociali, nei confronti di particolari situazioni o circostanze nelle quali il soggetto tema oltremodo il giudizio esterno; l’agorafobia, in cui vi è il timore di allontanarsi da casa, di viaggiare da soli o di trovarsi in luoghi pubblici o affollati.

Disturbi dello spettro Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è un disturbo caratterizzato da pensieri ossessivi e/o comportamenti compulsivi ricorrenti “abbastanza gravi da assorbire del tempo o causare un marcato disagio o una significativa alterazione del comportamento”, interferendo significativamente con le normali abitudini della persona, col suo funzionamento lavorativo e con le normali attività sociali.

I pensieri ossessivi (ossessioni) sono idee, immagini o impulsi, ricorrenti e persistenti, che entrano ripetutamente nella mente del soggetto. Essi comprendono temi di contaminazione, aggressione e pericolo, di indegnità morale, e, più in generale, di imperfezione e di colpa.

I comportamenti compulsivi (compulsioni) sono azioni ripetitive e rituali, in genere di controllo o di purificazione, che il soggetto tenta ostinatamente, invano, di non compiere: egli si sente obbligato a metterli in atto in risposta ad un’ossessione per evitare presunte spiacevoli conseguenze per sé o per gli altri.

All’interno dei disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo rientrano la Tricotillomania (o ‘Hair-Pulling Disorder’, il Disturbo da Accumulo Compulsivo, il Gioco da Azzardo Patologico (o ‘Gambling’), il Disturbo da Escoriazione (o ‘Skin Picking’), il Disturbo da Dismorfismo Corporeo, lo Shopping Compulsivo, la Gelosia Ossessiva, ed altri disturbi non meglio classificati (es. lo Shubo-kyofu caratterizzato dall’eccessiva preoccupazione di avere un corpo deformato; il Koro solitamente correlato alla Sindrome di Dhat; Disturbi caratterizzati da ripetuti comportamenti focalizzati su alcune parti del proprio corpo quale mordersi le labbra in modo ripetitivo, l’onicofagia, ecc;).

La Tricotillomania è un disturbo caratterizzato dalla presenza pervasiva di un impulso finalizzato allo strappo dei capelli, non a fini cosmetici, che comporta una significativa perdita dei capelli. Oltre ai capelli dello scalpo, ai peli della barba, delle ciglia e delle sopracciglia e al pelo pubico, possono essere strappati peli da ogni parte del corpo. È comune che le persone affette da tricotillomania giochino con i peli strappati e/o li ingeriscano. Queste persone spesso manifestano altri comportamenti focalizzati sul danneggiare il proprio corpo, quali la dermatofagia o l’onitofagia.

Il gioco d’azzardo patologico viene definito come “comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco d’azzardo che compromette le attività personali, familiari o lavorative del soggetto affetto”. Il giocatore patologico mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco, ne risulta essere eccessivamente assorbito, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche e trascurando i normali impegni della vita per dedicarsi al gioco.

Lo Shopping Compulsivo rappresenta un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato principalmente dall’impulso irrefrenabile e immediato all’acquisto e da una conseguente tensione crescente alleviata solo comprando. Ogni stato emotivo negativo viene invertito nella spinta incontrollabile ed irrefrenabile ad effettuare un acquisto nonostante la compromissione delle sfere finanziaria, relazionale, lavorativa e psicologica. Molti pazienti descrivono questo impulso irrefrenabile come qualcosa di intrusivo ed irrazionale che, sebbene generi sollievo e piacere al soggetto non appena effettuato l’acquisto, comporta nel lungo termine stress, conseguenze negative e sentimenti di colpa nel paziente.

Disturbi dello spettro Bipolare

Il Disturbo Bipolare è un Disturbo dell’Umore caratterizzato dall’alternanza di fasi depressive (polo negativo), con sintomatologia clinica simile agli episodi determinati in corso di Depressione Maggiore, e fasi cosiddette ‘maniacali’, ‘ipomaniacali’ o ‘euforiche’ (polo positivo), durante le quali il paziente si sente particolarmente attivo, ‘allegro’, ‘su di giri’ ed eccessiva espansività. Durante il decorso del disturbo è possibile riscontrare anche fasi cosiddette ‘miste’ con la presenza contemporanea di caratteristiche cliniche comuni sia alla polarità positiva che negativa. Esistono, inoltre, la variante a cicli rapidi, con caratteristiche melanconiche, con sintomatologia psicotica congrua o incongrua all’umore, con caratteristiche catatoniche, ad esordio nel peripartum, ad andamento stagionale, con sintomatologia ansiosa associata. La durata di ogni fase, la caratterizzazione qualitativa delle fasi, la frequenza e la ciclicità tra un episodio e l’altro sono estremamente variabili da persona a persona e nei diversi momenti della vita di uno stesso paziente.

All’interno dello spettro dei Disturbi Bipolari esistono diverse varianti:

Il Disturbo Bipolare di tipo I è principalmente connotato da fasi francamente maniacali (umore eccessivamente espanso o irritabile con un eccesso di energia/attività persistente), spesso associato a manifestazioni psicotiche. Durante la fase maniacale il soggetto solitamente manifesta sentimenti di eccessiva autostima, senso di grandiosità, sente meno la necessità di dormire (sentendosi riposato anche solo dopo poche ore di sonno), si mostra più loquace/logorroico, più socievole ed espansivo sul piano relazionale, talora invadente e fuori dai consueti schemi comportamentali. Può, inoltre, manifestarsi una ‘fuga delle idee’ o l’esperienza soggettiva di avere talmente tante idee da realizzare da non riuscirle in modo congruo e finalizzato a metterle in pratica; una facile distraibilità, un aumento delle proprie attività sia sul piano lavorativo, sociale, scolastico che sessuale. Durante queste fasi il soggetto può comportarsi senza tenere conto dei rischi secondari ad alcune azioni (es. può fare eccessivi investimenti fino ad arrivare ad indebitarsi, non soppesare i rischi legati ad alcuni comportamenti potenzialmente ‘a rischio’ quali promiscuità sessuale, spese eccessive, ecc.). Mentre nella contro polarità negativa il soggetto sperimenta caratteristiche cliniche ad un episodio depressivo in corso di Depressione Maggiore (umore depresso, scarsa energia, apatia, scarso interesse per le attività che prima davano piacere, insonnia o ipersonnia, ecc).

Il Disturbo Bipolare di tipo II si caratterizza principalmente dall’alternanza tra fasi ipomaniacali (con caratteristiche cliniche sovrapponibili alle fasi maniacali ma quantitativamente meno evidenti e meno invalidanti sul piano del funzionamento socio-relazionale) e fasi depressive.

Una ulteriore sottocategoria all’interno dello Spettro dei Disturbi Bipolari è il Disturbo Ciclotimico che consiste in frequenti oscillazioni del tono dell’umore (alternanza di episodi ipomaniacali e depressivi) di gravità non sufficiente da essere categorizzati all’interno del Disturbo Bipolare di tipo I o II.

Disturbi dello spettro depressivo

Il Disturbo Depressivo Maggiore (o Depressione Unipolare) è il disturbo dell’Umore più diffuso nella popolazione adulta, colpisce prevalentemente il sesso femminile ed esordisce solitamente tra i 25 ed i 45 anni, sebbene l’insorgenza possa verificarsi a qualunque età.

Il Disturbo Depressivo Maggiore è una patologia cronica che tende a persistere per tutta la vita ma che può caratterizzarsi dall’alternanza di periodi di relativo benessere a fasi di riacutizzazione della sintomatologia depressiva. Il numero, la frequenza e le caratteristiche cliniche di ogni fase depressiva è estremamente variabile da persona a persona e può assumere connotati qualitativi diversi durante l’arco della vita di uno stesso soggetto. Tra i principali sintomi che caratterizzano l’episodio depressivo maggiore si annoverano: l’umore depresso per la gran parte della giornata, non motivato da ragioni specifiche gravi; una significativo ed invalidante perdita di interesse per le attività abituali con incapacità a trarre piacere da circostanze che prima risultavano stimolanti e gradevoli al soggetto; un calo o aumento dell’appetito; una modificazione del sonno (es. difficoltà a prendere sonno, difficoltà a mantenere il sonno; sonno poco ristoratore e non soddisfacente, ecc); sensazioni di rallentamento dei riflessi, dei movimenti, oppure senso di agitazione, ansia; facile affaticabilità ecc. Fondamentale risulta essere garantire il corretto inquadramento diagnostico, con l’eventuale esclusione di altri disturbi dell’umore, come ad es. i disturbi dello spettro bipolare, mediante una visita psichiatrica.

All’interno dello spettro dei Disturbi Depressivi si annoverano il Disturbo Depressivo Persistente (o Distimia) caratterizzato da umore persistentemente depresso; il Disturbo Disforico Premestruale, che si manifesta solitamente in occasione dell’ultima settimana prima del ciclo mestruale con marcata labilità emotiva, irritabilità/rabbia, ansia/tensione, umore depresso con sentimenti di mancanza di speranza, auto denigratori, apatia, ecc. o la Depressione Post-Partum, che si manifesta solitamente nell’immediato post-partum con le caratteristiche cliniche di un Disturbo Depressivo Maggiore ma che per l’evidente ‘periodo critico’ entro cui si manifesta, può creare una serie di ripercussioni sulla salute fisica e psichica della madre e del nascituro.

Disturbi Psicotici e Schizofrenici

I Sintomi Psicotici rappresentano le forme più gravi ed estreme di sofferenza psichica, solitamente difficili da inquadrare, specie se di prima insorgenza, in quanto spesso corollario sintomatologico di diversi Disturbi Psichiatrici (es. Disturbi dell’Umore, Disturbi Schizofrenici, Disturbi del Comportamento Alimentare, Disturbi di Personalità, Disturbi Psichiatrici indotti da Sostanze, ecc.). Caratteristica fondamentale è la perdita di contatto del soggetto con la Realtà, caratterizzata dalla comparsa di convinzioni a carattere delirante (errate/non plausibili/assurde), allucinazioni di tipo percettivo (ovvero percezioni senza oggetto), prevalentemente sottoforma di allucinazioni uditive, quali ascoltare voci, cori di voci, musiche non realmente presenti.

Tra i disturbi dello spettro psicotico si annoverano la Schizofrenia, il Disturbo Delirante Cronico (o Paranoia), il Disturbo Schizofreniforme che presenta caratteristiche cliniche simili alla Schizofrenia ma ha una durata minore (da uno a sei mesi), il Disturbo psicotico breve durante il quale i sintomi psicotici possono manifestarsi per un breve periodo di tempo (inferiore ad un mese) ed il Disturbo Schizoaffettivo dove coesistono disturbi del pensiero ed alterazioni del tono dell’umore.

Lo Stato Mentale a Rischio (o ‘Sindrome di Rischio Psicotico’) è una condizione caratterizzata dalla presenza di sintomi psicotici (es. deliri, allucinazioni, comportamento disorganizzato) di breve durata e/o bassa intensità, associati ad una marcata compromissione del rapporto con la realtà e del livello di funzionamento sociale, scolastico e lavorativo. Lo Stato Mentale a Rischio è ad elevato rischio di transizione verso un Disturbo Psicotico conclamato. Nelle fasi precoci, i sintomi si caratterizzano per la comparsa di disturbi del flusso di coscienza, ridotta tolleranza allo stress, difficoltà di organizzare il pensiero, deficit di interazione sociale, con ritiro sociale e ridotta espressività emotiva. Nelle fasi avanzate possono comparire sintomi psicotici positivi che includono contenuti insoliti del pensiero, grandiosità, sospettosità ed anomalie percettive.

La Schizofrenia è caratterizzata da una costellazione di segni e sintomi (quali deliri, allucinazioni, comportamento ed eloquio disorganizzato e sintomatologia negativa), spesso associata a compromissione del funzionamento sociale e lavorativo.

I deliri sono convinzioni errate fortemente sostenute dal soggetto, il cui contenuto può essere altamente variabile e comprendere tematiche persecutorie, di veneficio (la convinzione di essere avvelenati con il cibo, ecc.), di grandezza (la convinzione di essere una personalità di un certo lustro e potere), mistico (su tematiche prevalentemente mistiche e magiche), ecc.

Le allucinazioni sono esperienze simil-percettive che si verificano senza stimolo esterno, vivide e chiare come se fossero percezioni normali, al di fuori del controllo volontario del soggetto. Possono presentarsi in qualsiasi modalità percettiva, sebbene nel disturbo schizofrenico solitamente si presentano sottoforma di allucinazioni uditive (voci familiari o non, che vengono percepite come distinte dai propri pensieri).

Il Disturbo Delirante Cronico è caratterizzato da convinzioni deliranti, in assenza degli altri sintomi tipici della Schizofrenia (quali allucinazioni e sintomi negativi). In alcuni casi possono anche essere presenti allucinazioni, ma in forma meno rilevante. Il decorso clinico e l’insorgenza sono estremamente variabili e la manifestazione tipica è quella del delirio di persecuzione, sebbene possa manifestarsi sottoforma di altri contenuti deliranti. Nel delirio di gelosia il soggetto ha la convinzione che il proprio partner sia infedele senza avere dati di realtà che sostengano la sua credenza ed attua comportamenti disfunzionali per sé e la coppia volti a confermare la sua idea (es. appostamenti, pedinamenti, aggressività fisica). Nel delirio erotomanico il soggetto è convinto di essere amato da una persona del tutto sconosciuta. Anche questo tipo di delirio è accompagnato da comportamenti esasperanti per l’altro come telefonate, visite improvvise e pedinamenti. Nel delirio di grandezza il soggetto è convinto di essere una persona eccezionale e, ad esempio, di avere un ruolo di grande rilievo o di aver compiuto qualche importante opera per l’umanità (es. una scoperta scientifica). Nel delirio di persecuzione la convinzione prevalente della persona è quella di essere stato danneggiato (es. ingannato, spiato, avvelenato, drogato). Chi presenta questo delirio, essendo convinto di aver subito profonde ingiustizie ed essendo molto risentito per queste, può far ricorso a violenze e a frequenti azioni legali nei confronti dei suoi ipotetici persecutori. Nel delirio somatico il soggetto presenta idee bizzarre rispetto a particolari aspetti del proprio corpo. Tra le convinzioni più diffuse ci sono le credenze sulla deformità o sul cattivo odore di qualche parte del proprio corpo (es. gambe storte; cattivo odore della bocca, della pelle o degli organi sessuali), senza che risultino dati oggettivi a supporto di ciò.

Disturbi correlati ad eventi stressanti o traumatici

Eventi molto gravi nella vita di una persona possono fungere da stressor e/o determinare una ‘ferita/lesione’ (trauma psichico). Generalmente di fronte ad una situazione traumatica, l’individuo genera una risposta di stress fisiologica alla quale è solitamente seguito un adattamento, ovvero la possibilità di integrare l’informazione traumatica con i modelli preesistenti di consapevolezza di sé e del mondo. Qualora non si verifichi una risposta fisiologica adattiva, il soggetto può non riuscire a fronteggiare l’evento, sviluppando un Disturbo da Stress.

Tra i Disturbi correlati a Stress o Trauma:

Il Disturbo reattivo dell’attaccamento: solitamente riguarda bambini tra i 9 mesi ed i 5 anni. Comprende una serie di comportamenti inibiti ed emotivamente ritirati nei confronti dei propri genitori o di chi se ne prende abitualmente cura. Si sviluppa in un contesto di trascuratezza o deprivazione sociale, ripetuti cambiamenti di figure con funzioni genitoriali e/o istituzionalizzazione. Il bambino solitamente mostra una compromissione della propria capacità di regolare le emozioni, mostrandosi facilmente irritabili, tristi o spaventati in modo ingiustificato.

Il Disturbo da Impegno Sociale disinibito: si verifica dalla prima infanzia all’adolescenza. Il soggetto manifesta una serie di comportamenti contraddistinti da interazioni socialmente disinibite con adulti sconosciuti con scarsa reticenza negli approcci, eccessiva familiarità, elevata disponibilità ad allontanarsi con adulti sconosciuti, ecc.

Il Disturbo da Stress Post-Traumatico (DPTS) si manifesta con la comparsa di determinati sintomi (sintomi intrusivi associati all’evento, evitamento degli stimoli associati all’evento, alterazioni negative di pensieri ed emozioni associati all’evento ed alterazioni dell’arousal e della reattività associati all’evento), a seguito dell’esposizione ad uno o più eventi traumatici.

Il Disturbo da Stress Acuto prevede un quadro sintomatologico similare al DPTS ma con una durata dei sintomi che va da 3 giorni ad un mese dall’esposizione al trauma. Il disturbo può risolversi entro un mese dall’esposizione al trauma o sfociare in un DPTS.

Il Disturbo dell’Adattamento prevede lo sviluppo di sintomi emotivi e comportamentali, clinicamente significativi, in risposta ad uno o più eventi stressanti identificabili. Il disturbo esordisce entro 3 mesi dall’esposizione all’evento stressante e non dura più di sei mesi dopo la fine dell’evento o delle sue conseguenze.

Disturbi dissociativi

La caratteristica essenziale dei disturbi dissociativi è la sconnessione delle funzioni, solitamente integrate, della coscienza, della memoria, della identità o della percezione dell’ambiente.

Le alterazioni possono essere improvvise o graduali, transitorie o croniche. Risulta particolarmente importante nella valutazione dei disturbi dissociativi la prospettiva trans-culturale, in quanto gli stati dissociativi possono essere espressioni comuni e accettate di attività culturali o di esperienze religiose in molte società. La dissociazione non dovrebbe essere considerata automaticamente patologica, anche perché spesso non provoca significativo disagio, menomazione, o ricerca di aiuto.

Tuttavia un certo numero di sindromi culturalmente determinate caratterizzate da dissociazione causano invece disagio e menomazione, e sono riconosciute come manifestazioni patologiche anche nella popolazione d’origine del paziente.

Disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare comprendono persistenti disturbi della condotta alimentare o comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta.

Comunemente si intendono nella classificazione più diffusa tre principali Disturbi del Comportamento Alimentare: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating).

Anoressia Nervosa

L’Anoressia Nervosa (dal greco an-privativo e orexis=appetito)  è una condizione di alterata condotta alimentare caratterizzata da una intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, anche quando si è notevolmente magri, con la conseguente restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta ad un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica. Il controllo sul peso e le forme corporee influenza il vissuto del soggetto, nonché i propri livelli di autostima, e ne compromette il riconoscimento della gravità della condizione di sottopeso. L’anoressia nervosa può essere accompagnata da gravi condizioni psichiche ed associarsi ad elevati tassi di mortalità per le condizioni mediche concomitanti.

Secondo i criteri diagnostici del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5 – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Copyright America Psychiatric Association, Washington 2014), si parla di anoressia nervosa quando vengono soddisfatti i seguenti criteri diagnostici:

1. Restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso è definito come un peso inferiore al minimo normale oppure, per bambini e adolescenti, meno di quello minimo previsto.

2. Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, oppure un comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, anche se significativamente basso.

3. Alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso e la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso.

L’anoressia nervosa può essere suddivisa in due tipologie:

1. Tipo con restrizioni: che si manifesta quando la perdita di peso viene perseguita principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva ed il soggetto non mette in atto ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

2. Tipo con abbuffate/condotte di eliminazione: che si manifesta quando il soggetto, nonostante metta in atto ricorrenti episodi di abbuffate alimentari, la patologia anoressica si manifesta in quanto il soggetto ricorre ad esasperate condotte di eliminazione mediante, ad esempio, il vomito autoindotto, l’uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Il quadro clinico può avere un andamento progressivo o presentare recidive o remissioni. Con il progredire dell’anoressia possono comparire alterazioni a carico del sistema neuroendocrino (es. ridotta secrezione ipofisaria di gonadotropine e conseguente amenorrea; affievolimento dei caratteri secondari secondari; disfunzioni ipotalamiche, ipofisarie, ecc.), del sistema cardio-circolatorio (es. bradicardia, ipotensione arteriosa, ipotermia, alterazioni ematochimiche, ecc.), dell’apparato cutaneo e dei suoi annessi (es. alopecia, ecc.), squilibri idro-elettrolitici, disturbi del sistema immunitario, dell’apparato osteo-muscolare, ecc.

Bulimia Nervosa

La Bulimia Nervosa (dal greco ‘bus‘=”bue” e ‘limòs‘=”fame” ) è un disturbo della condotta alimentare caratterizzato dalla tendenza ricorrente a mangiare, in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbero nello stesso tempo e in circostanze simili (abbuffate).

Durante le abbuffate il soggetto ha la sensazione di perdere il controllo sulla condotta alimentare, mettendo in atto ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie atte a prevenire l’aumento di peso (quali il vomito autoindotto, diuretici, attività fisica, digiuno, ecc.).

Secondo i criteri diagnostici del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5 – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Copyright America Psychiatric Association, Washington 2014), si parla di bulimia nervosa quando vengono soddisfatti i seguenti criteri diagnostici:

1. Ricorrenti episodi di abbuffata. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi i seguenti aspetti:

  • Mangiare, in un determinato periodo di tempo (per es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
  • Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).

2. Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o attività fisica.

3. Le abbuffate e le condotte compensatorie inappropriate si verificano entrambe in media almeno una volta alla settimana per 3 mesi.

4. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo.

5. L’alterazione non si manifesta nel corso di Anoressia nervosa.

Le abbuffate costituiscono un comportamento impulsivo simile ad un automatismo. Il soggetto, come nell’anoressia nervosa, ha una percezione alterata della forma e del peso corporeo e può attuare o meno condotte compensatorie.

Le crisi bulimiche, scatenate da situazioni percepite come stressanti, sono caratterizzate da intensa ansia, tristezza, rabbia, senso di frustrazione. Sotto il profilo biologico determinano una attivazione dei sistemi dopaminergici ed endorfinici a spese di quelli serotoninergici, che stimolano il senso di sazietà.

Disturbo da Alimentazione Incontrollata

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata si caratterizza dalla ricorrenza di episodi di abbuffata simili a quelli riscontrati in corso di Bulimia Nervosa, non accompagnati dalla sistematica messa in atto di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia nervosa.

Il soggetto, anche se avvertire il senso della fame, perde il controllo sull’atto del mangiare, per cui assume in maniera compulsiva, rapidamente ed in poco tempo (generalmente nell’arco di 2-3 ore) smodate quantità di cibo, non riuscendo a controllare tale compulsione. Una delle conseguenze del Disturbo da Alimentazione Incontrollata è il progressivo aumento ponderale.

A seguito dell’abbuffata, solitamente il soggetto esperisce un senso di sofferenza, di disagio, di vergogna e/o di colpa. Talora tali condotte possono verificarsi principalmente durante le ore notturne ed accompagnarsi a disturbi del ritmo sonno-veglia nonché a disturbi dell’umore.

Secondo i criteri diagnostici del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5 – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Copyright America Psychiatric Association, Washington 2014), si parla di binge eating disorder (o disturbo da alimentazione incontrollata) quando vengono soddisfatti i seguenti criteri diagnostici:

1. Ricorrenti episodi di abbuffata. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi i seguenti aspetti:

  • Mangiare, in un determinato periodo di tempo (per es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
  • Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
  • Gli episodi di abbuffata sono associati a tre o più dei seguenti aspetti: Mangiare molto più rapidamente del normale; Mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni; Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente affamati; Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si stia mangiando; Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo l’episodio; È presente un marcato disagio riguardo alle abbuffate; L’abbuffata si verifica, mediamente, almeno una volta a settimana per 3 mesi; L’abbuffata non è associata alla messa in atto sistematica di condotte compensatorie inappropriate come nella Bulimia Nervosa, e non si verifica esclusivamente in corso di Bulimia Nervosa o anoressia Nervosa.

Disturbi della sfera sessuale

Disfunzioni sessuali caratterizzate da un’anomalia del desiderio sessuale e delle modificazioni psicofisiologiche che caratterizzano il ciclo di risposta sessuale e causano notevole disagio e difficoltà interpersonali). Esse Comprendono: i disturbi del desiderio sessuale, i disturbi dell’eccitazione sessuale, disturbi dell’orgasmo, disturbi da dolore sessuale e altri.

Le parafilie (caratterizzate da ricorrenti e intensi impulsi, fantasie, o comportamenti sessuali che implicano oggetti, attività o situazioni inusuali e causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento). Includono: l’esibizionismo, il feticismo, il frotteurismo, la pedofilia, il masochismo sessuale, il sadismo sessuale, il feticismo di travestimento, il voyeurismo, la parafilia non altrimenti specificata.

Disturbi dell’identità di genere (caratterizzati da intensa e persistente identificazione col sesso opposto, associata a persistente malessere riguardante la propria assegnazione sessuale).

Disturbi da uso di sostanze

I disturbi correlati a sostanze comprendono disturbi secondari all’assunzione di una sostanza di abuso (incluso l’alcool), agli effetti collaterali di un farmaco e all’esposizione a tossine. I disturbi correlati a sostanze si dividono in due gruppi: i disturbi da uso di sostanze e i disturbi indotti da sostanze.

Le sostanze sono raggruppate in 11 classi: alcool; amfetamine o simpaticomimetici ad azione simile; caffeina; cannabis; allucinogeni; inalanti; nicotina; oppiacei; fenciclidina (PCP) o arilcicloexilaminici ad azione simile; sedativi; ipnotici o ansiolitici.

Queste 11 classi condividono manifestazioni simili: l’alcool condivide manifestazioni con i sedativi, ipnotici e ansiolitici; la cocaina condivide manifestazioni con le amfetamine o simpaticomimetici ad azione simile. Sono pure inclusi in questa sezione i disturbi correlati a sostanze diverse o sconosciute (che includono la maggior parte dei disturbi correlati a farmaci o tossine) e la dipendenza da più sostanze. Anche molti farmaci prescritti e da banco possono causare disturbi correlati a sostanze così come l’esposizione ad un ampio spettro di altre sostanze chimiche.

Disturbi di personalità

I disturbi di personalità rappresentano un modello di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo; esso è pervasivo e inflessibile, esordisce nell’adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo e determina disagio o menomazione. Per definizione, un disturbo di personalità è un modo costante di pensare, sentire, e comportarsi relativamente stabile nel tempo.

Suddivisione dei disturbi di personalità.

Disturbo borderline di personalità: caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, e da marcata impulsività. Racchiude, in modo variabile da caso a caso, un po’ tutti i disturbi di personalità successivamente descritti.

Disturbo paranoide di personalità: caratterizzato da sfiducia e sospettosità, per cui le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole.

Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: caratterizzato da preoccupazione per l’ordine, perfezionismo ed esigenze di controllo.

Disturbo antisociale di personalità: caratterizzato da inosservanza e violazione dei diritti degli altri.

Disturbo istrionico di personalità: caratterizzato da emotività eccessiva e da ricerca di attenzione.

Disturbo narcisistico di personalità: caratterizzato da grandiosità, necessità di ammirazione, e mancanza di empatia.

Disturbo dipendente di personalità: caratterizzato da comportamento sottomesso e adesivo legato ad un eccessivo bisogno di essere accuditi.

Disturbo evitante di personalità: caratterizzato da inibizione, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità ai giudizi negativi.

Disturbo schizoide di personalità: caratterizzato da distacco dalle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressività emotiva.

Disturbo schizotipico di personalità: caratterizzato da disagio acuto nelle relazioni strette, distorsioni cognitive o percettive, ed eccentricità nel comportamento.

Disturbo sadomasochistico di personalità: caratterizzato dal piacere nell’infliggere e dolore tanto agli altri che a sé stessi (presenza di tratti sia sadici che masochistici).

Disturbo sadico di personalità: caratterizzato da comportamenti aggressivi, crudeli ed umilianti verso gli altri

Disturbo depressivo di personalità: caratterizzato da sentimenti di pessimismo, infelicità, solitudine e malinconia, con tratti di meticolosità, perfezionismo, coscienziosità eccessiva, scarsa autostima, sentimenti di inadeguatezza autocritici e sprezzanti.

Disturbo passivo-aggressivo (o negativistico) di personalità: caratterizzato da una sottostante aggressività che si esprime passivamente attraverso la mancanza di cooperazione, fino all’ostruzionismo, la procrastinazione, l’ostinazione, l’inefficienza, pur tentando il soggetto di porsi in una posizione di dipendenza nelle relazioni interpersonali sulle quali, tuttavia, trova da ridire e da lamentarsi.

Disturbi del controllo degli impulsi

La caratteristica fondamentale dei disturbi del controllo degli impulsi è l’incapacità di resistere ad un impulso, ad un desiderio impellente, o alla tentazione di compiere un’azione pericolosa per sé o per gli altri. Nella maggior parte dei disturbi descritti in questa sezione, il soggetto avverte una sensazione crescente di tensione o di eccitazione prima di compiere l’azione, e in seguito prova piacere, gratificazione, o sollievo nel momento in cui commette l’azione stessa. Dopo l’azione possono esservi o meno rimorso, autoriprovazione, o senso di colpa. In questa sezione sono inclusi alcune dei seguenti disturbi:

  • disturbo esplosivo intermittente, caratterizzato da saltuari episodi di incapacità di resistere agli impulsi aggressivi;
  • cleptomania, caratterizzata dalla ricorrente incapacità di resistere all’impulso di rubare oggetti che non hanno utilità personale o valore commerciale;
  • piromania, caratterizzata dalla abitudine ad appiccare il fuoco per piacere, gratificazione, o alleviamento della tensione;
  • gioco d’azzardo patologico, caratterizzato da un comportamento maladattivo ricorrente e persistente di gioco d’azzardo.