Disturbi trattati

Disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare comprendono persistenti disturbi della condotta alimentare o comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta.

Comunemente si intendono nella classificazione più diffusa tre principali Disturbi del Comportamento Alimentare: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating).

Anoressia Nervosa

L’Anoressia Nervosa (dal greco an-privativo e orexis=appetito)  è una condizione di alterata condotta alimentare caratterizzata da una intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, anche quando si è notevolmente magri, con la conseguente restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta ad un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica. Il controllo sul peso e le forme corporee influenza il vissuto del soggetto, nonché i propri livelli di autostima, e ne compromette il riconoscimento della gravità della condizione di sottopeso. L’anoressia nervosa può essere accompagnata da gravi condizioni psichiche ed associarsi ad elevati tassi di mortalità per le condizioni mediche concomitanti.

Secondo i criteri diagnostici del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5 – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Copyright America Psychiatric Association, Washington 2014), si parla di anoressia nervosa quando vengono soddisfatti i seguenti criteri diagnostici:

1. Restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso è definito come un peso inferiore al minimo normale oppure, per bambini e adolescenti, meno di quello minimo previsto.

2. Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, oppure un comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso, anche se significativamente basso.

3. Alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso e la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso.

L’anoressia nervosa può essere suddivisa in due tipologie:

1. Tipo con restrizioni: che si manifesta quando la perdita di peso viene perseguita principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva ed il soggetto non mette in atto ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

2. Tipo con abbuffate/condotte di eliminazione: che si manifesta quando il soggetto, nonostante metta in atto ricorrenti episodi di abbuffate alimentari, la patologia anoressica si manifesta in quanto il soggetto ricorre ad esasperate condotte di eliminazione mediante, ad esempio, il vomito autoindotto, l’uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Il quadro clinico può avere un andamento progressivo o presentare recidive o remissioni. Con il progredire dell’anoressia possono comparire alterazioni a carico del sistema neuroendocrino (es. ridotta secrezione ipofisaria di gonadotropine e conseguente amenorrea; affievolimento dei caratteri secondari secondari; disfunzioni ipotalamiche, ipofisarie, ecc.), del sistema cardio-circolatorio (es. bradicardia, ipotensione arteriosa, ipotermia, alterazioni ematochimiche, ecc.), dell’apparato cutaneo e dei suoi annessi (es. alopecia, ecc.), squilibri idro-elettrolitici, disturbi del sistema immunitario, dell’apparato osteo-muscolare, ecc.

Bulimia Nervosa

La Bulimia Nervosa (dal greco ‘bus‘=”bue” e ‘limòs‘=”fame” ) è un disturbo della condotta alimentare caratterizzato dalla tendenza ricorrente a mangiare, in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbero nello stesso tempo e in circostanze simili (abbuffate).

Durante le abbuffate il soggetto ha la sensazione di perdere il controllo sulla condotta alimentare, mettendo in atto ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie atte a prevenire l’aumento di peso (quali il vomito autoindotto, diuretici, attività fisica, digiuno, ecc.).

Secondo i criteri diagnostici del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5 – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Copyright America Psychiatric Association, Washington 2014), si parla di bulimia nervosa quando vengono soddisfatti i seguenti criteri diagnostici:

1. Ricorrenti episodi di abbuffata. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi i seguenti aspetti:

  • Mangiare, in un determinato periodo di tempo (per es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
  • Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).

2. Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o attività fisica.

3. Le abbuffate e le condotte compensatorie inappropriate si verificano entrambe in media almeno una volta alla settimana per 3 mesi.

4. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo.

5. L’alterazione non si manifesta nel corso di Anoressia nervosa.

Le abbuffate costituiscono un comportamento impulsivo simile ad un automatismo. Il soggetto, come nell’anoressia nervosa, ha una percezione alterata della forma e del peso corporeo e può attuare o meno condotte compensatorie.

Le crisi bulimiche, scatenate da situazioni percepite come stressanti, sono caratterizzate da intensa ansia, tristezza, rabbia, senso di frustrazione. Sotto il profilo biologico determinano una attivazione dei sistemi dopaminergici ed endorfinici a spese di quelli serotoninergici, che stimolano il senso di sazietà.

Disturbo da Alimentazione Incontrollata

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata si caratterizza dalla ricorrenza di episodi di abbuffata simili a quelli riscontrati in corso di Bulimia Nervosa, non accompagnati dalla sistematica messa in atto di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia nervosa.

Il soggetto, anche se avvertire il senso della fame, perde il controllo sull’atto del mangiare, per cui assume in maniera compulsiva, rapidamente ed in poco tempo (generalmente nell’arco di 2-3 ore) smodate quantità di cibo, non riuscendo a controllare tale compulsione. Una delle conseguenze del Disturbo da Alimentazione Incontrollata è il progressivo aumento ponderale.

A seguito dell’abbuffata, solitamente il soggetto esperisce un senso di sofferenza, di disagio, di vergogna e/o di colpa. Talora tali condotte possono verificarsi principalmente durante le ore notturne ed accompagnarsi a disturbi del ritmo sonno-veglia nonché a disturbi dell’umore.

Secondo i criteri diagnostici del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5 – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Copyright America Psychiatric Association, Washington 2014), si parla di binge eating disorder (o disturbo da alimentazione incontrollata) quando vengono soddisfatti i seguenti criteri diagnostici:

1. Ricorrenti episodi di abbuffata. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi i seguenti aspetti:

  • Mangiare, in un determinato periodo di tempo (per es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
  • Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
  • Gli episodi di abbuffata sono associati a tre o più dei seguenti aspetti: Mangiare molto più rapidamente del normale; Mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni; Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente affamati; Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si stia mangiando; Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo l’episodio; È presente un marcato disagio riguardo alle abbuffate; L’abbuffata si verifica, mediamente, almeno una volta a settimana per 3 mesi; L’abbuffata non è associata alla messa in atto sistematica di condotte compensatorie inappropriate come nella Bulimia Nervosa, e non si verifica esclusivamente in corso di Bulimia Nervosa o anoressia Nervosa.
 

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