Journal

Il disturbo Bipolare e quello Borderline di Personalità sono spesso in comorbidità tra loro

Post del 8 Maggio 2016

Sebbene oggetto di continue controversie diagnostiche, peraltro dalle rilevanti ricadute sul piano terapeutico, lo studio delle similitutini piuttosto che differenze tra Disturbo Bipolare (DB) e Disturbo Borderline di Personalità (DBP) ha di fatto escluso valutazioni quantitative sistematiche dei tassi di comorbità di DB in campioni DBP piuttosto che di DBP in soggetti con diagnosi primaria di DB.

Primo lavoro in tal senso, una recente pubblicazione del gruppo Polyedra (Fornaro M. et al., “The prevalence and predictors of bipolar and borderline personality disorders comorbidity: Systematic review and meta-analysis.” Journal of Affective Disorder, 2016) effettuata secondo il metodo meta-analitico di sintesi dell’evidenza disponibile.

Dei 42 studi originali valutati, 28 consideravano DBP in DB, e 14 indagavano i tassi di DB in DBP. In un campione globale di 5273 pazienti, il 21,6% dei pazienti con DB (età media 39,94 ±11.78 anni, 44% maschi) aveva comorbidità DBP (95% CI 17.0-27.1). Nei pazienti DB, tassi di comorbidità DBP più evelati venivano registrati in soggetti con disturbo bipolare Tipo II (DB-II), con picchi di prevalenza del 37,7% (95% CI 21.9-56.6, studi=6); studi perlopiù condotti in Nord America.

Tecniche di meta-regressione hanno inoltre permesso di evidenziare come il sesso maschile e un’età media più elevata fossero predittori statisticamente significativi (p=<.05) di minor tassi di comorbidità con il DBP.

Viceversa, la prevalenza di DB in campioni con diagnosi primaria di DBP (1.814 soggetti in totale, con età media di 32.22±7.35 anni, 21,5% dei quali di sesso maschile) si attestava al 18.5% (95% CI 12.7-26.1).

Sebbene limiti intrinseci dello studio includessero la scarsa presenza di studi prospettici, nonchè di gruppi controllo e informazioni accurate circa fattori di confondimento (in primis inerenti il trattamento terapeutico, farmacologico e non), si evinceva che la comorbidità tra DB e DBP era relativamente elevata.

Non solo, a seconda del setting in cui valutato il paziente, I tassi potevano cambiare nella misura in cui “pazienti con caratteristiche almeno in parte sovrapponibili” potevano ricevere vicendevolmente l’una o l’altra diagnosi quale primaria. Conseguentemente, anche trattamenti assai diversi, se non potenzialmente impropri o comunque tardivi. Veniva inoltre evidenziato come il sesso femminile e la diagnosti di DB-II correlassero maggiormente con il DBP, verosimilmente a conferma di un substrato di tipo ciclotimico quale diatesi comunque tra DB e DBP.

In ultima analisi, essendo il DBP un disturbo complesso la cui fenomenologia clinica solo in parte è spiegabile alla luce del “distrubo delle emozioni” (piuttosto che dell’Umore in senso stretto – quantomeno in termini di durata di “episodio”), le differenze con DB sono comunque rimarchevoli per la pratica clinica.

Al contempo, il ricorso ad una terminologia I cui rimandi storico e concettuali chiamano in gioco determinanti biologiche e genetiche, quale appunto il caso di DB, ha consentito di sottrarre molti quadri clinici (in larga misura etichettati come DBP) a una decodificazione eziologica di tipo sostanzialmente psicologico, al nichilismo terapeutico o a trattamenti inadeguati. Non fa eccezione il caso di quei pazienti DBP in cui l’eventuale “comorbidità” con DB fosse “accettata” o “eventualmente anche solo accertata…” quale mero correlato del Disturbo di Personalità ritenuto gerarchicamente primario.

In ultima analisi, è quindi fondamentale sia la valutazione integrata medica e psicologica, soprattutto alla luce dell’avvenuto superamento del sistema diagnostico categoriale rigidamente inquadrato in un’ottica multiassiale, purchè il nichilismo diagnostico non precluda anche a pazienti etichettati come DBP l’opportunità di ricevere (pure) un adeguato trattamento medico e farmacologico ove necessario (in primis in riferimento alla gestione dell’interfaccia “emotività-Umore” e conseguente impulsività nonchè eventuali accessi psicotici e/o eccitamento in senso lato).

 

Pubblicato in