Gruppi di comunicazione assertiva

Il gruppo di comunicazione assertiva insegna un metodo di interazione con gli altri ed è importante nel percorso riabilitativo per:

  • Un comportamento partecipe attivo e non “reattivo”.
  • Un atteggiamento responsabile, caratterizzato da piena fiducia in sé e negli altri.
  • Una piena e completa manifestazione di sé stessi, funzionale all’affermazione dei propri diritti senza la negazione di quelli altrui e senza ansie o sensi di colpa.
  • Un atteggiamento non censorio avulso dall’uso di etichette, stereotipi e pregiudizi.
  • La capacità di comunicare i propri sentimenti in maniera chiara e diretta ma non minacciosa o aggressiva.
  • Senso della responsabilità delle proprie azioni, da intendersi come affermazione e difesa dei nostri diritti accettando le conseguenze delle nostre azioni.
  • La riduzione dell’ansia e l’emergere delle convinzioni positive conseguenti al comportamento
    assertivo permettono lo sviluppo e la crescita della fiducia in
    sé stessi.

Training autogeno

Il training autogeno è una tecnica di rilassamento di interesse psicofisiologico, usata in ambito clinico nel controllo dello stress, nella gestione delle emozioni e nelle patologie con base psicosomatica.

La pratica del training autogeno ha tra le sue finalità un maggior controllo dello stress, dell’ansia, una riduzione generale della tensione emotiva e il recupero delle energie, anche grazie a un ridimensionamento spontaneo delle emozioni negative “allegate” a determinati vissuti.

Il Training autogeno è utile inoltre nella cura di ansia, insonnia, emicrania, asma, ipertensione, attacchi di panico e in tutte quelle patologie dove l’aspetto psicosomatico sia rilevante, favorisce il recupero di energie permettendo una migliore gestione delle proprie risorse, migliora la concentrazione e contribuisce al conseguimento di alte prestazioni.

Danzaterapia

La danza è un importante strumento di espressione globale della persona, una forma di manifestazione delle dimensioni profonde della natura umana. La sua capacità di sostenere il benessere attraverso la manifestazione delle emozioni era già nota in molte popolazioni primitive che attraverso i balli tradizionali mimavano i propri sta ti affettivi individuali o di gruppo. Le diverse forme di “danzaterapia” comprendono metodi che utilizzano il movimento del corpo, in modi più o meno strutturati e in relazione ad obiettivi diversi.

Attraverso gli interventi di danzaterapia è possibile lavorare stabilendo obiettivi generici volti al miglioramento del benessere psicologico o delle abilità mentali o seguendo programmi specifici.

La danzaterapia è importante in un percorso riabilitativo perché interviene su diverse aree psicologiche:

  • L’area cognitiva, in cui è possibile migliorare alcune competenze come lo schema corporeo, l’apprendimento di concetti o l’uso di simboli;
  • L’area emotiva, in cui è possibile incrementare la capacità di manifestare positivamente dei vissuti emotivi, sostenendo il superamento di paure e fobie e migliorando la stima di sé;
  • L’area relazionale, in cui spesso si lavora per migliorare le relazioni
    personali, i rapporti di coppia o per diminuire forme comportamentali disadattive;
  • L’area psicomotoria, in cui è possibile migliorare l’orientamento spaziale e la coordinazione motoria in relazione a prassi specifiche oppure generalizzate.

Gli incontri di danzaterapia non hanno mostrato controindicazioni e possono essere rivolti a singoli e a gruppi. La scelta del contesto in genere viene effettuata in relazione ai metodi e alle necessità relativi alla problematica specifica che si sta trattando.

R.O.T.

La ROT è una terapia cognitiva per la demenza, si pone l’obiettivo di migliorare l’orientamento personale, temporale e spaziale del paziente demente attraverso la stimolazione del paziente con stimoli multimodali (verbali, visivi, scritti, musicali etc…).

I pazienti che si avvantaggiano di questa terapia sono dementi con un decadimento lieve o lieve- moderato, sopratutto se privi di deficit sensoriali.

Nella ROT si distinguono due modalità terapeutiche tra loro complementari: ROT informale e formale.

La prima è rappresentata da un processo di stimolazione continua che viene effettuato dai familiari che forniscono, durante la giornata, le informazioni relative a spazio e tempo durante tutta la giornata al fine di mantenerne l’orientamento.

La seconda tecnica viene definita ROT formale e consiste di sedute giornaliere di circa 45 minuti condotte in gruppi di 4-6 persone omogenee per grado di deterioramento cognitivo, in cui un tecnico di riabilitazione impiega una metodologia standardizzata.

La ROT ha mostrato una buona efficacia sul rallentamento del decorso ingravescente della malattia dementigena.

Cogpack

Il Cogpack è un programma neurocognitivo in fase sperimentale che va ad integrare gli interventi strutturati di gruppo. Il programma CogPack Professional è composto da 30 Sottoprogrammi che coinvolgono differenti aree funzionali (attenzione e concentrazione, memoria verbale, spaziale, e di lavoro, abilità numeriche e tempi di reazione).

Questo programma si è dimostrato adattativo e flessibile: ogni volta che un esercizio è risolto alla velocità definita, il programma procede ad un esercizio di altro tipo. Se un esercizio non è risolto, viene proposto un altro esercizio simile, calcolando l’effetto di apprendimento: se questo è superiore al 10%, viene proposto un terzo e ultimo esercizio dello stesso tipo, altrimenti si passa immediatamente ad un esercizio che coinvolge altre funzioni.

Arteterapia

L’Arteterapia consiste nella ricerca del benessere psicofisico attraverso l’espressione artistica dei pensieri, vissuti ed emozioni. Essa utilizza le potenzialità, che possiede ogni persona, di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere con le parole e nei contesti
quotidiani.

Per mezzo dell’azione creativa l’immagine interna diventa immagine esterna, visibile e condivisibile e comunica all’altro il proprio mondo interiore emotivo e cognitivo.

L’arte permette un’espressione diretta, immediata, spontanea, arcaica ed istintiva di noi stessi che non passa attraverso l’intelletto.

I materiali e le tecniche che il paziente utilizza gli permettono di esprimere, plasmare e dare una identità precisa al problema che l’ha portato in terapia; attraverso l’aiuto del terapeuta è possibile raggiungere una nuova visione di tale difficoltà, un’intuizione, un insight che lo avvicini alla risoluzione.

Infatti, nell’Arteterapia la produzione artistica non avviene in completa solitudine, è coinvolta anche una relazione tra due persone, il terapeuta e il paziente, e nell’ambito di tale alleanza, la propria creazione viene osservata e discussa. L’arteterapeuta deve saper accogliere, legittimare, amplificare i messaggi dell’altro con parole, disegni, proposte. Nel fare ciò deve avere una sensibilità estetica capace di cogliere non la bellezza, il gradevole o il piacevole ma il significativo, il comunicativo. In questo contesto i canoni di bellezza non esistono, ciò che conta è la comprensione, l’accettazione e la contemplazione di ciò che il paziente intende comunicare con la propria opera.

I prodotti artistici non devono mai subire “interpretazioni”, il significato è sempre personale, privato, egocentrato e và ricercato attraverso il colloquio, cosicché sia il paziente stesso ad individuare il giusto messaggio della propria creazione.

Rilassamento muscolare progressivo

Il rilassamento muscolare progressivo è una tecnica basata sull’alternanza contrazione/rilasciamento di alcuni gruppi muscolari. Fu ideata negli anni trenta dal medico e psicofisiologo statunitense Edmund Jacobson e illustrata nel 1959 in “How to relax and Have your baby”. Nasce dalla volontà di sciogliere rapidamente stati di tensione, di ansia o di stress ed è indicata anche per le persone che non riescono a praticare il rilassamento autogeno, la meditazione o altre tecniche.

Alcuni principi di base del rilassamento muscolare progressivo di Jacobson sono:

  • per raggiungere il massimo rilassamento esercitarsi con regolarità non lasciando più di 4 giorni tra un allenamento e l’altro;
  • la durata va dai 30 ai 45 minuti, durante la pratica è necessario non venire disturbati;
  • indossare indumenti comodi e caldi, ottenebrare l’ambiente circostante e curarsi che la temperatura sia confortevole;
  • respirare inspirando col naso fin nell’addome, espirare e aspettare l’impulso istintivo di inspirare prima di procedere a inspirare di nuovo col naso. Per assicurarsi della correttezza della respirazione poggiare una mano sull’ombelico e sentire l’alzarsi e l’abbassarsi dell’addome.